Donne al volante, anche in Palestina: le sfide della prime 5 pilote palestinesi

di Laura Castellani | 11 feb 2019

Cinque ragazze palestinesi, un sogno, il rally: è la storia di Betty, Marah, Noor, Mona e Maysoon

Cinque ragazze provenienti dalla Palestina. Un sogno: il rally automobilistico. E, per realizzarlo, la decisione di formare la prima squadra tutta al femminile. La storia di Betty, Marah, Noor, Mona e Maysoon rompe stereotipi di genere e culturali, tratteggia un'immagine diversa della donna e del suo ruolo in Medio Oriente.

Betty SaadehHDGetty Images

La vita delle pilote palestinesi è stata raccontata in un documentario intitolato Speed Sisters, della regista canadese di origini libanesi Amber Fares. Donne e motori non sono mondi antitetici, e queste cinque giovani donne coraggiose lo dimostrano al mondo gareggiando con piloti uomini. Un mare di difficoltà da affrontare, con carattere e determinazione. D'altronde, "guidare auto da rally, per una donna, è eccezionale un po' ovunque, nel mondo. Figuriamoci in Palestina", aveva spiegato Fares.

Palestina, la prima squadra di pilote donne

C'è Betty Saadeh, capelli biondi e un'eredità da raccogliere nel mondo della corsa automobilistica. In famiglia, ci sono diversi piloti di successo. Sicura di sé, unghie perfette e sosta dal parrucchiere prima delle corse: "Sono un brand", dichiara davanti alla telecamera di Fares. Insieme a lei, c'è Mona Ali (prima pilota palestinese), Noor Dauod, Marah Zahalka e Maysoon Jayyusi, la loro manager. Tutte palestinesi, tutte nate e cresciute in Cisgiordania.

La storia di Marah è un film nel film. Proviene da Jenin, a 19 anni era già campionessa. La sua famiglia risparmia ciò che può per permettere alla figlia di continuare con il rally. Il padre, Khaled, cresciuto nel campo profughi di Jenin, protegge strenuamente Marah dalle chiacchiere della gente, difendendo le scelte che ha fatto. 

Pilota palestineseHDGetty Images

Mona, invece, ama le auto da corsa da sempre. Quando aveva 16 anni ed era troppo giovane per guidare, prendeva l'auto della sorella e sfrecciava di notte per le strade deserte di Ramallah. Lei, la prima donna nella federazione di corsa automobilistica palestinese: "Ho detto che avrei continuato a pilotare, che gli piacesse o no". 

Palestina, essere una donna nel mondo del rally

Correre nei rally non è facile, in Cisgiordania. La situazione economica è complicata, e questo significa che molto spesso le pilote sono costrette a utilizzare delle semplici automobili da città modificate, per gareggiare. Come se non bastasse, trovare posti per allenarsi è sempre più difficile in un territorio altamente controllato come questo. 

Le altre difficoltà - quelle, per esempio, di farsi spazio in un ambiente ritenuto dai più una sorta di club per soli uomini - sono ormai un ricordo. Le cinque pilote palestinesi sono una realtà nel mondo del rally, spiega Maysoon Jayyusi:

Quando abbiamo cominciato a gareggiare ci guardavano come se fossimo alieni arrivati dallo spazio, ma non ci siamo lasciate intimorire. Abbiamo dimostrato di essere in grado di competere con gli uomini. Oggi abbiamo i nostri fan, ci sostengono e sponsorizzano.

Teddy

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